Cover dell'album Soldi in Black (feat. Emis Killa & Dylan) di 2nd Roof
#083 Album della settimana

Un disco ascoltato a fondo questa settimana

2nd Roof — Le cose cambiano

Foto dell'artista 2nd Roof

2nd Roof

domenica 26 luglio 2026 · 3 min

Un disco che si muove tra la strada e il dopo-strada, con momenti che funzionano e altri che scivolano via. L'ho ascoltato due volte questa settimana cercando di capire dove volesse arrivare.

Me l’ha messo davanti l’algoritmo di Spotify, venerdì sera tardi. Non conoscevo 2nd Roof, non sapevo cosa aspettarmi. Ho premuto play su “Le cose cambiano” — uscito a dicembre 2023 su Epic — e l’ho lasciato andare fino alla fine. Poi l’ho rimesso dall’inizio.

Il disco si apre con un’attitudine chiara: c’è voglia di dimostrare qualcosa, di smarcarsi. La produzione gira intorno ai 140 BPM su più tracce — un passo da drill rallentata, che non corre ma non ti lascia neanche il tempo di sederti. Il beat cammina con un peso specifico preciso, e quando entra “Soldi in Black” con Emis Killa e Dylan — che poi è Pyrex, ex Dark Polo Gang, romano classe ‘94, carriera solista dal 2021 — il pezzo si riempie di voci senza soffocarsi. C’è un momento nel ritornello dove le tre voci si sovrappongono senza che nessuna cerchi di sovrastare le altre: funziona, e non era scontato. L’energia è alta, la valenza emotiva resta neutra — è un pezzo che non vuole commuoverti, vuole imporsi.

Ma l’album non è solo quello. “Berlusconi”, con Jake La Furia, Nitro e Speranza, è un’altra cosa: più cattiva, più densa. I featuring qui non sono decorativi — ognuno porta il proprio registro e il brano cambia forma a ogni strofa. Nitro in particolare entra con un flusso che taglia la produzione a metà, e quando dopo arriva Speranza il tono si sposta ancora, più rauco, più sporco. È la traccia dove il disco smette di presentarsi e inizia a dire qualcosa.

Poi c’è il resto — e qui devo essere onesto. Non tutto tiene allo stesso livello. Alcune tracce si appoggiano troppo sulla formula: stesso schema ritmico, stesso tipo di hook, stesso modo di aprire le strofe. Quando arrivi a metà disco, se non c’è un featuring forte a rompere il pattern, il rischio è che tutto si confonda. L’ho sentito soprattutto al secondo ascolto: le tracce centrali perdono identità, si fondono in un blocco dove distingui poco l’una dall’altra.

Il problema non è la qualità della produzione — che è solida, compatta, a tratti anche interessante nelle scelte di suono. Il problema è la varietà. Un disco di questa lunghezza ha bisogno di momenti di rottura, di pezzi che cambino velocità o umore in modo netto. E quei momenti ci sono — “Soldi in Black” e “Berlusconi” sono punti alti veri — ma non bastano a sostenere l’arco intero.

Quello che funziona, però, funziona bene. 2nd Roof ha una voce riconoscibile, un modo di stare sul beat che non è imitazione di nessuno — e in un momento in cui il rap italiano è saturo di suoni intercambiabili, questo conta. Le collaborazioni sono scelte con criterio: Emis Killa porta peso commerciale senza snaturare il pezzo, Pyrex porta Roma e un’energia diversa, Speranza porta la grana.

Il titolo — “Le cose cambiano” — è una dichiarazione. Forse anche una promessa. Il disco mostra che c’è materiale, che c’è un’identità. Ma mostra anche i limiti di un progetto che non si è ancora concesso il lusso di rallentare davvero, di cambiare registro a metà percorso, di rischiare un pezzo che non suoni come gli altri.

È un buon primo passo. Non è il disco che ti cambia la settimana, ma è un disco che ti fa venire voglia di sentire il prossimo — e a volte è quello che conta di più.

Scheda tecnica

Tempo
140
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