Gianni Bismark
martedì 14 luglio 2026 · 2 min
Scarpe sui cavi elettrici, fumo nascosto al bar, quaranta persone nei lotti: Roma come stato mentale permanente.
«Risalgo sul tetto / per vede’ le solite luci dell’antico impero» — e lì dentro c’è tutto. Non è nostalgia, non è rimpianto. È una postura. Bismark sale sul tetto non per scappare ma per guardare quello che conosce, quello che non è mai diventato altro.
Nati Diversi è uscito a marzo 2020 per Universal Music Italia e questo pezzo con Quentin40 è forse il punto più denso dell’album. Non perché sia il più costruito, ma perché fa una cosa sola e la fa fino in fondo: tieni tutto com’era, anche quando fa male. «Non siamo cambiati ma credici / siamo sempre gli stessi» — quella pausa tra i due versi è un bivio. Puoi leggerli come orgoglio o come condanna. Probabilmente sono entrambi, e Bismark non ha nessuna intenzione di sciogliere il nodo.
La produzione spinge a 152 BPM ma non ti trascina — ti tiene sveglio. Il beat ha quella qualità secca del rap romano che non vuole lusso, vuole chiarezza. E sul chiarezza ci mette la voce: dialetto, frasi corte, zero ornamenti.
La strofa di Quentin40 cambia leggermente angolo — «per un pugno di sabbia / sono morto di rabbia / rimasto fregato, diventato uomo» — e qui il pezzo smette di essere un racconto di quartiere e diventa qualcosa di più bruciante. Diventare uomo come sconfitta parziale. Come adattarsi a qualcosa che non hai scelto.
«Scarpe sopra cavi elettrici» — un’immagine che non spiego perché non ha bisogno. Chi sa, sa.
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