MadMan
martedì 16 giugno 2026 · 2 min
Un ritornello che è una promessa impossibile: smetto domani.
«Erba, coca, keta, meta / Dai, stasera chiama, va / Merda buona, ruota, scheda / Da domani ramadan».
Quattro versi. La liturgia dell’eccesso con la scusa incorporata già dentro. Non domani — da domani. È la virgola più onesta del rap italiano del 2015, quella tra il casino di stasera e il digiuno che non arriverà mai.
MadMan — Pierfrancesco Botrugno, da Grottaglie — pubblica questo pezzo su Doppelganger, uscito l’11 settembre 2015 per Tanta Roba e Universal, con Fabri Fibra tra i nomi gravitanti attorno al progetto. Ma Ramadan funziona a prescindere dal contesto: è un loop mentale travestito da canzone. Il ritornello non è un ritornello, è un mantra. Ogni volta che torna, la promessa del ramadan si svuota un po’ di più — e questo è esattamente il punto.
«Oggi festa, la mia testa / Gira tipo tagadà» — l’immagine del tagadà non è scelta per caso. Quel giro tondo, meccanico, sempre uguale, che ti lascia fermo mentre sembra che si muova tutto. È proprio quella la sensazione che il pezzo restituisce: il senso di essere incastrato in una rotazione che chiami libertà.
A 95 BPM il beat non pressa, non aggredisce — cammina. E questa è la trappola: non c’è urgenza, non c’è allarme. C’è solo la routine dell’eccesso, tranquilla come una sera qualsiasi. La valenza emotiva bassissima dice quello che il testo non dice apertamente — sotto la festa c’è qualcosa che non sta bene, e lo sai anche tu mentre balli.
Il ramadan del titolo è una battuta. Ma le battute migliori sono quelle che, al quinto ascolto, non fanno più ridere.
Scheda tecnica
- Durata
- 3:29
- Tempo
- 95
- Album
- Doppelganger
- Anno
- 2015
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