CALICE
martedì 30 giugno 2026 · 2 min
Un pezzo che usa il nome di Chico Buarque per dire qualcosa di preciso su come si sopravvive nell'underground italiano.
«Il tuo rapper preferito non lo cito per niente / non lo invidio solo perché ha fatto un video decente» — due righe che non hanno bisogno di contesto per funzionare. Le senti e sai già esattamente a cosa si riferiscono, anche senza sapere chi sono i Cavie.
Il titolo non è casuale. Calice in italiano è il recipiente liturgico, ma è anche il titolo di una delle canzoni di protesta più note della musica brasiliana: Chico Buarque e Gilberto Gil nel 1973 hanno costruito un intero doppio senso sulla parola — cálice, calice, e cale-se, taci. Un inno alla resistenza silenziosa sotto la dittatura militare. Che i Cavie abbiano scelto quella parola come titolo mi sembra un gesto preciso, non decorativo: c’è qualcosa in quel campo semantico — bere qualcosa di amaro, tacere per forza, resistere senza fare rumore — che appartiene anche a chi fa rap in Italia senza visibilità e senza grancassa.
«Tecnicamente siamo due cavie sotto forma di spessore» — il nome del gruppo dentro il testo, come sigla e come dichiarazione di metodo. Non star, non fenomeni: materiale da esperimento. C’è una lucidità quasi fastidiosa in questo modo di presentarsi, e a 90 BPM il pezzo ha il tempo giusto per starci dentro senza scivolare — ogni barra ha spazio per pesare prima che arrivi la prossima.
Non so molto altro di loro: Last.fm li mette vicino a Claver Gold e Cor Veleno, e si sente — quella tradizione di rap italiano che preferisce la precisione alla spettacolarità. È una scelta che rispetto, anche quando fa meno numeri di un video decente.
Scheda tecnica
- Tempo
- 90
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