Fabri Fibra
martedì 23 giugno 2026 · 2 min
Un pezzo costruito sull'esclusione come motore comico — e funziona ancora.
C’è una festa, siamo in 103, 3 mila e 33 — tranne te.
Quella cifra assurda, gonfiata fino al nonsense, è il cuore di tutto. Fibra non ti sta insultando: ti sta mettendo fuori dal mondo con una precisione così esagerata da diventare affettuosa. Il «tranne te» non è crudele, è una presa in giro che conosci perché l’hai fatta anche tu a qualcuno, e forse te la sei sentita fare.
Il pezzo uscì nel novembre 2010 — Fibra era già sulla Universal dal 2006, e «Tradimento» aveva spianato la strada alla sua notorietà — ma «Tranne Te» fu qualcosa di diverso nel suo catalogo: un tormentone dichiarato, costruito per un pubblico da palco. Il «rap futuristico» che apre ogni strofa non significa niente, e lo sa benissimo: è una formula rituale, come il coro da stadio che serve a scaldare il salone prima che arrivi il contenuto vero.
E il contenuto arriva, rapido e obliquo. «La vita che sogni è tutta un pacco / come in tv affari tuoi» — due righe che non sprecano nulla. Oppure il salto da «a 12 anni a contare le stelle / a 30 anni a contare le parcelle»: Fibra ci mette la sua stessa biografia dentro, il disincanto che non è cinismo ma semplice resoconto.
La cosa che mi ha sempre colpito di questo pezzo è il momento in cui tacciono le pretese e resta solo la filastrocca: «tranne te tra te e te tranne te» — sillabe che girano su se stesse finché perdono senso e diventano puro ritmo. Lo dici a voce alta e non capisci più cosa stai dicendo. Questo, credo, era esattamente l’obiettivo.
Scheda tecnica
- Durata
- 4:01
- Tempo
- 122
- Album
- Wind Music Awards
- Anno
- 2011
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