Cover dell'album Affogare di Legno
#026 Album della settimana

Un disco ascoltato a fondo questa settimana

Legno — Un altro album

Foto dell'artista Legno

Legno

domenica 7 giugno 2026 · 4 min

Il secondo disco dei Legno è un indie pop mascherato — in tutti i sensi — che nasconde sotto melodie solari una scrittura più inquieta di quanto sembri. L'ho riascoltato a distanza di anni e ci ho trovato cose che al primo giro mi erano sfuggite.

Ho riaperto questo disco per caso, cercando altro. Stavo scorrendo la discografia dei Legno su Spotify — volevo riascoltare un pezzo che non ricordavo bene — e ho finito per rimettere su tutto “Un altro album” dall’inizio. Due volte, tra giovedì e sabato. Il titolo è uno di quei gesti di autoironia che o li ami o li trovi furbi: il secondo disco di un duo toscano mascherato che decide di chiamarlo così, come a dire «non prendeteci troppo sul serio». Però poi dentro ci trovi roba che sul serio ci va eccome.

I Legno si sono formati nel 2018, vengono dalla Toscana e nessuno sa chi siano — portano sempre maschere, niente nomi, niente facce. È un espediente, certo, ma dopo qualche ascolto smetti di pensarci: la musica parla abbastanza da sola. Il disco esce nel 2020, dopo una serie di singoli che li avevano fatti notare anche grazie a collaborazioni con Rovere e Wrongonyou.

«Affogare» è il pezzo che mi ha riportato qui, e in effetti funziona da porta d’ingresso. A 152 BPM sulla carta dovrebbe correre, ma l’energia resta contenuta — circa a metà scala — e questo crea un effetto strano: il ritmo galoppa, la produzione tiene tutto leggero, quasi spensierato, eppure il testo racconta qualcuno che guarda la persona amata andarsene. C’è uno scarto tra la superficie gioiosa e quello che le parole dicono davvero, e questa tensione è la cosa più interessante del brano. Non è un pezzo triste travestito da allegro — è un pezzo che non sa bene cosa provare, e quella confusione la senti.

Ma il disco non è solo «Affogare», e sarebbe un errore fermarcisi. «Settembre» — se la memoria non mi tradisce — ha un’apertura più lenta, quasi trattenuta, con le chitarre che restano in secondo piano e lasciano spazio alla voce. È uno dei momenti in cui i Legno smettono di nascondersi dietro la melodia pop e lasciano che il testo faccia il lavoro. «Smalto» invece spinge di più sull’arrangiamento: c’è un uso delle tastiere che colora tutto in modo diverso dal resto del disco, più sintetico, più pieno. Funziona come punto di contrasto — dopo i pezzi più scarni, quell’accumulo di suono arriva al momento giusto.

Quello che mi colpisce riascoltando “Un altro album” oggi è quanto sia coerente senza essere monotono. I Legno non cambiano mai radicalmente registro — siamo sempre nel territorio dell’indie pop italiano, con quella produzione pulita e quelle melodie che entrano subito — ma sanno spostare i pesi da un pezzo all’altro. A volte è la chitarra acustica a guidare, a volte sono i synth, a volte è solo la voce con un beat minimale sotto. L’arco del disco non è drammatico: non c’è un climax evidente né un crollo emotivo. È più un cammino orizzontale, con leggere salite e discese, che si chiude più o meno dove era cominciato — solo che tu nel frattempo sei cambiato un po’.

Il limite, se devo trovarne uno, è che a tratti la scrittura resta in superficie. Ci sono pezzi in cui le immagini funzionano — «Affogare» ne è l’esempio migliore — e altri in cui il testo scivola via senza lasciare molto. Non tutto ha lo stesso peso, e in un disco di questa lunghezza lo senti.

Detto questo: è un disco onesto, fatto da gente che sa scrivere canzoni pop senza vergognarsene e senza farne una questione di principio. Non cambia la vita a nessuno, ma non credo voglia farlo. Fa quello che promette — un altro album, appunto — e lo fa con una naturalezza che a molti manca. A volte basta.

Scheda tecnica

Durata
2:32
Tempo
152
Album
Un altro album
Anno
2020
#anni 2020#legno#solare

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