Cover dell'singolo Charlotte Sometimes di The Cure
#046 video-della-settimana

The Cure — Charlotte Sometimes

Foto dell'artista The Cure

The Cure

mercoledì 24 giugno 2026 · 2 min

Un video in bianco e nero che non mostra quasi niente — e per questo non riesci a smettere di guardarlo.

C’è una bambina che cammina lungo un corridoio vuoto. O forse è un campo. O forse è entrambe le cose, perché il video di ‘Charlotte Sometimes’ ha quella qualità strana dei sogni in cui i luoghi cambiano senza che tu te ne accorga. Bianco e nero piatto, quasi sovraesposto in certi momenti, con Robert Smith inquadrato come se stesse scomparendo nel fondale invece di emergere da esso.

Il pezzo è del 1981 — singolo standalone, poi finito su ‘Seventeen Seconds’ compilations e raccolte — ma il video che circola è quello originale, girato con quella freddezza visiva che negli anni Ottanta certi registi britannici usavano quasi come postura ideologica. Niente performance, niente band sul palco. Solo immagini che galleggiano.

Quello che il video fa alla canzone è preciso: la canzone parla di una ragazza che si sveglia nel corpo di un’altra, disorientata, convinta di essere qualcun altro — è basata sul romanzo di Penelope Farmer. Il video non illustra questa storia, la abita. Le figure si muovono come se non sapessero dove stanno andando. Smith compare e scompare dal frame con una casualità che sembra studiata al millimetro.

Il momento che mi blocca ogni volta è verso la fine, quando l’immagine inizia a sovrapporsi a se stessa — due istanze dello stesso piano montate con uno sfasamento minimo. Dura pochi secondi. Ma è lì che il video smette di essere accompagnamento e diventa la stessa cosa della canzone: qualcuno che non sa più chi è, che guarda se stesso da fuori.

Senza quelle immagini, ‘Charlotte Sometimes’ è un brano bellissimo e distante. Con quelle immagini, è una domanda che non vuole risposta.”, “title_seo”: “The Cure — Charlotte Sometimes: il video”, “description_seo”: “Il video di Charlotte Sometimes non illustra la canzone: la abita. Bianco e nero, figure che scompaiono nel frame, un’identità che si sdoppia.”, “micro_genre”: “post-punk”, “mood_taxonomy”: [“malinconico”, “notturno-ipnotico”, “cinematico”], “strumentazione”: “synth-heavy

Scheda tecnica

Durata
4:03
Tempo
124
Album
The 1985 European Tour
Anno
1994
Etichetta
Polydor
#anni 80#the cure

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