Gemitaiz
#058 Dal solco

Un vinile della mia collezione, raccontato

Dal solco: Gemitaiz — Kepler

Gemitaiz

sabato 4 luglio 2026 · 2 min

Un disco comprato quasi per abitudine, che poi si è messo a girare molto più spesso del previsto.

L’ho preso in un pomeriggio di gennaio in cui non avevo niente di meglio da fare che entrare in un negozio di dischi e uscirne con qualcosa. Kepler era lì, in bella vista, etichetta Tanta Roba Label — la sua, quella che gestisce da anni in autonomia totale. Trentadue euro. Non ho esitato a lungo, anche perché con Gemitaiz ho un rapporto strano: lo seguo da quando girava nella scena underground romana, prima con l’Xtreme, poi da solo, poi con MadMan. Conosco bene la traiettoria. Sapevo più o meno cosa aspettarmi.

La copertina è sobria fino alla freddezza — il titolo, il nome, poco altro. Il disco pesa bene in mano, pressatura solida, non una di quelle cose che senti che flette se la guardi storto. Al centro del primo solco c’è già un po’ di fruscio — non fastidioso, quel tipo di rumore che ricorda che stai ascoltando qualcosa di fisico, non uno stream.

Musicalmente il disco mi ha sorpreso più di quanto pensassi. C’è un momento nella traccia d’apertura in cui le hi-hat vengono tagliate di netto e rimane solo il basso — basso e voce, per quasi otto secondi — e lì ho capito che il disco aveva intenzioni precise. Non vuole riempire ogni spazio. Gemitaiz, nato a Roma nel 1988, ha costruito la sua carriera sul controllo: del flow, delle sillabe, dei silenzi. Qui quel controllo si sente anche nella produzione, che respira invece di premere.

Come oggetto vale. Non è un vinile da collezione nel senso feticistico del termine — non è un pressing raro, non è un’edizione numerata. È un disco da ascoltare, che è già abbastanza. Gira spesso sul piatto, più di quanto avessi previsto quel pomeriggio di gennaio. E questo, per me, è già una risposta.

Scheda tecnica

Anno
2024
Etichetta
Tanta Roba Label
Formato
Vinyl
#anni 2020#gemitaiz

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