Cover dell'album Non a me (feat. Pretty Solero, Ketama126 & Gianni Bismark) di Drone126
#042 Album della settimana

Un disco ascoltato a fondo questa settimana

Drone126 — Cuore sangue sentimento

Foto dell'artista Drone126

Drone126

domenica 21 giugno 2026 · 4 min

Un disco di gruppo che funziona come un diario collettivo della Love Gang. L'ho riascoltato a distanza di cinque anni e tiene più di quanto ricordassi.

L’ho ripescato per caso, cercando altro. Stavo riascoltando roba di Ketama126 e l’algoritmo mi ha ributtato dentro Cuore sangue sentimento di Drone126, uscito il 22 febbraio 2019 su Asian Fake. Non lo toccavo da un paio d’anni almeno. Me lo sono rimesso dall’inizio, due volte in due giorni diversi, e ho scoperto che il disco tiene — forse meglio di come lo ricordavo.

Drone126 è un produttore romano, e questo è un disco da produttore nel senso migliore: non un contenitore di featuring, ma un progetto con un’identità sonora coerente dall’inizio alla fine. Le voci cambiano — Pretty Solero, Ketama126, Gianni Bismark girano su quasi tutto il disco — ma il timbro è uno solo. La produzione è scura, ovattata, con i bassi che occupano una quantità di spazio quasi scomoda. Non c’è aria in questi beat: è tutto chiuso, saturo, come una stanza con le finestre sigillate.

«Non a me» è probabilmente la traccia che ha girato di più, e si capisce perché. A 140 BPM il pezzo ha la velocità della trap ma non ne ha l’urgenza — cammina con un passo strascicato, quasi svogliato. La valenza emotiva è bassa, cupa, e la produzione la asseconda: i pad restano sotto, il kick è sordo, e le voci di Pretty Solero e Ketama126 si appoggiano sopra senza mai alzare il volume. È un pezzo che non grida niente. Dice le cose a mezza voce e per questo arrivano di più.

Ma il disco non è solo quello. «Poliabusatore» — traccia sei, poco più di due minuti — è un pezzo corto e denso dove Pretty Solero tiene il centro con un flusso che non lascia spazio. Due minuti e ventiquattro secondi: entra, dice quello che deve dire, esce. Nessun ritornello da agganciare, nessun hook costruito per restare in testa. Eppure ci resta lo stesso, perché la produzione di Drone è così minimale che ogni parola pesa il doppio.

Poi c’è il lavoro con Gianni Bismark — Tiziano Menghi, romano del ‘91 — che porta una temperatura diversa. Bismark ha una voce più ruvida, più parlata, e quando entra nei pezzi di Drone cambia l’equilibrio: dove Ketama e Pretty Solero scivolano sui beat, lui ci si pianta sopra. Il contrasto funziona, e Drone lo sa — lo usa per spezzare il ritmo del disco, per non lasciare che tutto scivoli nella stessa direzione.

L’arco del disco è questo: parte scuro e resta scuro, ma cambia densità. I pezzi iniziali sono più pieni, più saturi — man mano che si va avanti la produzione si svuota, lascia più vuoti tra i suoni, come se qualcuno stesse lentamente togliendo pezzi da una stanza. Verso la fine rimane l’essenziale: voce, basso, poco altro. È un disco che non costruisce verso un climax — si consuma. Arriva alla fine più leggero di come era partito, ma non nel senso buono: leggero come qualcosa che si è perso per strada.

Il titolo — Cuore sangue sentimento — suona quasi ironico se messo accanto al suono. Non c’è niente di sentimentale nella produzione. È fredda, precisa, controllata. Il sentimento sta nei testi, nelle voci, nel modo in cui Ketama piega certe parole come se gli costasse pronunciarle. La produzione non lo sottolinea — lo contiene. E questa è la cosa migliore che Drone fa qui: non accompagna, non decora. Costruisce uno spazio e lascia che gli altri lo riempiano.

Non è un disco che ha cambiato qualcosa nella scena romana. Non ha avuto l’impatto di altri lavori usciti nello stesso periodo. Ma riascoltato oggi, a distanza, ha una coerenza che molti dischi più celebrati non hanno. Drone126 sapeva esattamente cosa voleva fare, e l’ha fatto senza cercare il pezzo da playlist. Questo, nel 2019 della trap italiana, non era scontato. Non lo è neanche adesso.

Scheda tecnica

Tempo
140
#anni 2010#drone126#malinconico

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