Daft Punk
sabato 6 giugno 2026 · 2 min
L'ho comprato quattro anni dopo l'uscita, usato, senza aspettarmi di tenerlo così a lungo.
L’ho trovato in una fiera del disco a Milano, estate 2017, in una cassa di vinili senza ordine apparente. Copertina verso l’alto, quell’elmo dorato su fondo nero che ti guarda da lontano. Dieci euro. Usato, ma le copertine erano integre e il disco — doppio, pesante, quasi 400 grammi di vinile — non aveva graffi visibili. L’ho preso quasi per abitudine, senza troppa convinzione.
La copertina interna ha quella foto in studio, luci calde, cavi ovunque, tutta quell’estetica analogica costruita a tavolino ma comunque efficace. Il disco stesso è nero lucido, etichetta Columbia classica. Quando lo metti sul piatto senti quasi niente — pressatura pulita, il fruscio di fondo è minimo, e questo su un usato a dieci euro non è scontato.
Musicalmente sapevo già cosa aspettarmi: Nile Rodgers su «Get Lucky», la chitarra che arriva dopo i primi quarantacinque secondi di intro e non se ne va più, quel groove che cammina a 116 BPM senza mai accelerare, senza mai spingere. C’è una disciplina nel non affrettarsi che mi ha sempre colpito. Nathan East al basso su «Lose Yourself to Dance» fa la stessa cosa — tiene il tempo con una precisione che sembra quasi indifferenza, eppure ti muove.
Il momento che continuo ad aspettare, però, è l’apertura di «Giorgio by Moroder»: quella voce registrata di Moroder che racconta la sua storia sopra un drone basso, quasi immobile, per quasi due minuti prima che entri qualsiasi altra cosa. Sul vinile quella parte ha un peso fisico diverso — il silenzio intorno alla voce è più silenzio.
Non è il disco che amo di più dei Daft Punk. «Discovery» fa cose che questo non fa, e lo sa. Ma questo oggetto — questo preciso disco usato comprato per dieci euro — è rimasto in casa quando altri sono usciti. Qualcosa vorrà dire.
Scheda tecnica
- Anno
- 2017
- Etichetta
- Columbia, Columbia
- Formato
- Vinyl
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