Soft Cell
lunedì 14 settembre 2026 · 2 min
Una cover che ha sepolto l'originale: come Marc Almond e David Ball hanno trasformato un flop Motown in qualcosa di completamente diverso.
«Don’t touch me please / I cannot stand the way you tease» — e lì, in quei due versi, c’è tutto. Non la rottura, non l’addio, ma qualcosa di più complicato: l’ambivalenza di chi ama ancora mentre si allontana. Il testo originale è di Ed Cobb, la prima versione è di Gloria Jones nel 1964, rimasta B-side di un singolo Motown che non andò da nessuna parte. Soft Cell l’ha presa nel 1981 e l’ha rallentata, cambiata di tonalità, spogliata della frenesia soul — il produttore Mike Thorne disse che la versione anni Settanta «si sentiva la cocaina addosso, era troppo ramped up» — e in quella scelta di togliere invece di aggiungere sta il vero lavoro.
Quello che rimane è un sintetizzatore che pulsa come un cuore sotto stress e la voce di Marc Almond che non urla mai, neanche quando il testo lo richiederebbe. «I give you all a boy could give you» — non un uomo, un ragazzo. L’infantilizzazione non è casuale: è la confessione di chi sa di essere stato sproporzionatamente esposto, di aver dato tutto a qualcuno che non lo meritava.
La struttura del pezzo fa una cosa interessante: parte dal dolore, passa per la decisione di scappare, e poi — nel finale — si inceppa. «Touch me baby, tainted love» ripetuto in loop mentre il brano finisce. Non c’è risoluzione. La fuga è dichiarata ma il desiderio rimane, e Almond lo canta senza vergogna, senza trovare una morale. Quella tensione irrisolta è probabilmente il motivo per cui questa canzone esiste ancora, quarant’anni dopo, mentre il singolo Motown originale è rimasto sepolto.
Scheda tecnica
- Durata
- 2:36
- Tempo
- 144
- Album
- Classic Party
- Anno
- 2016
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