Cover dell'album Generazioni (feat. Bresh) di Jake La Furia
#111 ◆ Album della settimana

Un disco ascoltato a fondo questa settimana

Jake La Furia — Fame

Foto dell'artista Jake La Furia

Jake La Furia

domenica 23 agosto 2026 · 4 min

Fame è il quarto album solista di Jake La Furia, uscito a gennaio 2025 per Epic. Un disco che oscilla tra il gangsta rap delle origini e una malinconia nuova, adulta, che non ti aspetti da uno dei Club Dogo.

Ho rimesso su Fame per intero domenica mattina, con il caffè. Non è il momento canonico per un disco di Jake La Furia, lo so. Ma è proprio lì che funziona meglio — quando non hai le difese alzate, quando non stai cercando la barra cattiva ma ti arriva lo stesso.

Francesco Vigorelli ha quarantasei anni. Lo dico perché si sente, e non è un difetto. Fame è il suo quarto album solista, pubblicato il 31 gennaio 2025 per Epic, e suona come il disco di qualcuno che non ha più bisogno di dimostrare niente a nessuno ma che ha ancora cose da dire — e soprattutto un modo suo di dirle. Milano è ovunque, come sempre con lui, ma è una Milano diversa da quella dei Club Dogo di vent’anni fa. Meno notturna, più stratificata. Più stanca, forse. Più vera.

«Generazioni» con Bresh è il pezzo che mi ha fatto tornare sull’album dopo il primo ascolto. A 114 BPM il beat cammina con un passo strano — non è lento, non è veloce, sta in una zona intermedia dove ogni colpo ha peso ma non urgenza. La valenza emotiva è bassissima, quasi cupa, e si sente: non c’è niente di festivo qui, niente di compiacente. Jake e Bresh appartengono a due generazioni diverse dell’hip hop italiano, e il pezzo gioca proprio su quella distanza. Non provano a colmarla — la mostrano. Due modi di rappare, due timbri, due esperienze del mondo che si parlano senza fingere di essere la stessa cosa. È una delle collaborazioni più oneste che ho sentito nel rap italiano recente.

Ma Fame non è solo «Generazioni». Quello che mi ha colpito riascoltandolo è l’arco del disco, il modo in cui le tracce si costruiscono l’una sull’altra. Le prime tracce ti piazzano nel territorio che conosci — il Jake spigoloso, milanese, con quel flow che riconosci dalle prime battute. Poi il disco si apre, respira. C’è «Fame» — la title track — che è quasi una dichiarazione di poetica: la fame di cui parla non è quella del ragazzino che vuole sfondare, è quella di chi ha già sfondato e si chiede cosa resta dopo. La produzione si sporca, si sente una grana nel suono che non cerca la pulizia digitale ma una texture più ruvida, più fisica.

E poi c’è il passaggio verso le tracce più intime della seconda metà. Jake abbassa la voce, rallenta il flusso. Ci sono momenti in cui il beat quasi scompare e resta lui, la voce, le parole. Non è il Jake che urla — è quello che parla, e stranamente fa più effetto. In «Generazioni» succede una cosa precisa: nel ritornello la melodia di Bresh sale mentre Jake resta basso, ancorato, e quella separazione verticale tra le due voci racconta più di qualsiasi testo il rapporto tra chi è arrivato prima e chi è arrivato dopo.

Il disco ha un problema, e non lo nascondo: non tutte le tracce reggono allo stesso livello. Alcune produzioni suonano un po’ generiche, intercambiabili con mezzo rap italiano attuale. Quando Jake si appoggia troppo sulla formula — strofa aggressiva, ritornello melodico, drop — il disco perde quella specificità che nelle tracce migliori lo rende suo e di nessun altro. È un disco di dieci-undici pezzi che ne ha sei o sette fortissimi e il resto onesto ma non memorabile.

Detto questo, Fame mi ha sorpreso. Non me lo aspettavo così. Da uno dei tre Club Dogo, dal Jake La Furia giudice televisivo, da un rapper che potrebbe vivere di rendita sulle playlist nostalgiche — non mi aspettavo un disco che si prende il rischio di essere malinconico, adulto, a tratti scomodo. La chiusura dell’album lascia una sensazione di incompiuto voluto, come se il disco non finisse ma si interrompesse. Come se la fame, appunto, non si esaurisse.

È il miglior disco solista di Jake? Secondo me sì. Non il più divertente, non il più quotabile. Ma il più vero.

Scheda tecnica

Tempo
114
#anni 2020#jake la furia#malinconico

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