Guè
martedì 4 agosto 2026 · 2 min
Un brano che non si nasconde dietro niente: Guè e Jake La Furia si raccontano senza ironia e senza scuse.
C’è qualcosa di dichiaratamente spavaldo nel titolo — «Easy Boy» — e il brano non fa nulla per smentirlo. Guè nel 2013, con «Bravo ragazzo» uscito per Universal Music Italia, stava consolidando una carriera solista che già aveva preso una direzione precisa: niente compromessi, niente ammorbidimenti. E questo pezzo, con Jake La Furia accanto — suo compagno di Club Dogo — suona esattamente come due persone che non hanno bisogno di spiegarsi.
Quello che mi colpisce ancora adesso è il modo in cui i due si alternano senza che ci sia un momento di cedimento nel flusso. La produzione a 140 BPM non lascia respiro ma non è neanche frenetica — è sostenuta, dritta, come qualcuno che cammina senza guardarsi dietro. Il beat non ornamente: accompagna e toglie il disturbo. Ogni verso deve funzionare da solo.
E funzionano. Guè ha sempre avuto questo: la capacità di rendere l’arroganza una postura stilistica invece che un difetto. Non è bravata da cortile — è consapevolezza di chi sa dove si trova e non ha intenzione di giustificarsene. Jake La Furia porta equilibrio senza smorzare niente, e la cosa che più mi convince di questa combinazione è che nessuno dei due sembra stia facendo un favore all’altro.
Del 2013 questo brano conserva la densità — quel periodo in cui il rap italiano stava ancora costruendo un’identità propria, con Milano al centro. Guè e Club Dogo erano parte di quella fondazione. «Easy Boy» non è un manifesto, ma è il tipo di pezzo che spiega meglio di qualsiasi intervista cosa voleva dire muoversi in quel modo, in quella città, in quel momento.
Scheda tecnica
- Durata
- 3:58
- Tempo
- 140
- Album
- Bravo ragazzo (Royal Edition)
- Anno
- 2013
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