Jake La Furia
domenica 23 agosto 2026 · 3 min
Quattordici tracce, trentasette minuti, Night Skinny dietro ogni cosa. Il quarto disco solista di Jake La Furia è una macchina che gira benissimo — e che non prova quasi mai a sorprendermi.
Ho cominciato ad ascoltare i Club Dogo che avevo l’età sbagliata per capirli, e quello che mi restava addosso non erano le barre: era il tono. Quel modo milanese di dire le cose come se fossero ovvie. Venticinque anni dopo, in “Fame” quel tono c’è ancora tutto — e questo è insieme il pregio e il limite del disco.
Uscito il 31 gennaio 2025 per Epic, quarto album solista di Francesco Vigorelli, è prodotto interamente da Night Skinny: quattordici pezzi, trentasette minuti e mezzo, nessuna traccia che superi i tre minuti e venti. La brevità qui è una scelta strutturale, non una pigrizia. Night Skinny costruisce su loop corti e bassi che occupano tutto lo spazio in basso, lasciando la voce di Jake scoperta al centro, senza reti. “Back Like Cooked Crack” apre in due minuti scarsi e dice subito il patto: nessun intro, nessuna dichiarazione di intenti, si entra a metà discorso.
Il centro del disco è una sfilata generazionale gestita con intelligenza. “Viagra” con Kid Yugi e “Cucchiaino” con Nerissima Serpe mettono Jake accanto a due che scrivono in un’altra grammatica, e lui non cerca di imitarli: resta nel suo passo, più lento, più asciutto, e il contrasto funziona. “Milano Bloody Money” con Ernia è il pezzo più territoriale del lotto — due milanesi che parlano della stessa città da due quartieri e due decenni diversi. “Cocco24” ammucchia Noyz Narcos, Tony Boy e Papa V e per una volta il disco si concede di essere affollato.
La sequenza tiene finché resta compatta. Poi, verso il fondo, si apre. “Andiamo al mare” con anice cambia la temperatura di colpo, “L’ultimo giorno del mondo” rimette insieme Guè e Rkomi in due minuti e mezzo che sembrano un promemoria più che una canzone, e “Generazioni” con Bresh è la traccia dove Jake dice più chiaramente quello che il disco implica per tutta la durata: che è ancora qui, che gli altri sono arrivati dopo, che la cosa non lo turba particolarmente. “Danza della pioggia” con Alborosie chiude spostando tutto su un’altra griglia ritmica — è la scelta più strana del lavoro, e forse per questo la ricordo.
Quello che mi lascia perplesso è che “Fame” non prova mai a mettersi in difficoltà. È un disco costruito da qualcuno che sa esattamente cosa sa fare e lo fa per trentasette minuti senza sbavature. Le sbavature però a volte sono il motivo per cui torni su un disco. Qui la produzione di Night Skinny è talmente coerente da diventare, dal settimo pezzo in poi, prevedibile: sai dove cadrà il kick prima che cada.
È un album che rispetto e che riascolto volentieri in macchina, e che non credo mi cambierà l’anno. Jake La Furia a quarantasei anni scrive meglio di quasi tutti i suoi ospiti più giovani. Il problema non è la mano. È che sa già la risposta a tutte le domande che si fa.
Scheda tecnica
- Anno
- 2025
- Durata
- 37:48
- tracce
- 14
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