Marracash
mercoledì 27 maggio 2026 · 2 min
Una canzone che si rifiuta di avere un titolo perché la parola giusta non esiste ancora.
C’è un momento nel testo in cui Marracash smette di fare il rapper e comincia a fare qualcos’altro. È qui: «Maneggia con cura la mia anima che è fragile / Apri gli occhi perché chiuderli è molto più facile». Non è un’invocazione al pubblico. È una cosa che si dice a se stessi, sottovoce, sperando che qualcuno senta.
Untitled esce nel 2015 su Status, quarto album per la Universal, e già il titolo dice tutto — anzi, non dice niente, e lo fa apposta. «Scrivo una canzone senza titolo / scrivo una canzone senza pensare a dove andrà»: l’apertura è una dichiarazione di metodo, di intenzione, quasi di resa. Il produttore è Marz, ringraziato per nome nel testo — «Grazie Marz, il tappeto è magnifico» — e il beat ha quella densità che ti obbliga a stare fermo.
Il cuore del pezzo è la frattura tra Marracash e Fabio Rizzo. Il personaggio contro l’uomo. «Non lascerò che Fabio, un uomo tormentato / comprometta il risultato un’altra volta, no»: la terza persona su se stessi è sempre un segnale di pericolo, di distanza necessaria. Lui la usa come bisturi. A 166 BPM il flow non corre mai — ha quella qualità strana di sembrare calmo mentre ti porta dentro cose che calme non sono.
E poi c’è lei, arrivata quasi di sorpresa in fondo al pezzo, tenuta fuori fino all’ultima rima come si tiene fuori qualcosa di troppo vero: «Ho aspettato a scrivere di te fino quasi all’ultima rima». Quando arriva, il tono cambia completamente — «Dividiamoci il mio cuore tipo ultima siga» — e quella metafora piccola, consumata, vale più di qualsiasi dichiarazione d’amore in bella forma.
Il titolo manca perché la parola non basta. A volte è l’unica risposta onesta.
Scheda tecnica
- Durata
- 3:58
- Tempo
- 166
- Album
- Status
- Anno
- 2015
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