50 Cent
giovedì 28 maggio 2026 · 2 min
Una canzone scritta dopo nove proiettili: non c'è metafora, c'è cronaca.
C’è un verso che torna tre volte e non si consuma mai: «many men wish death upon me». Non è una lamentela, non è un atto d’accusa — è una constatazione. 50 Cent la recita come un inventario, come se stesse contando qualcosa che ha già accettato.
Curtis Jackson è stato colpito da nove proiettili nel maggio del 2000, nel Queens. Quella sparatoria ha bloccato l’uscita del suo primo album per la Columbia, l’ha lasciato senza contratto, e poi — tre anni dopo — gli ha dato il materiale per costruire l’identità più precisa del rap dei primi duemila. «Get Rich or Die Tryin’» non è un titolo: è letteralmente quello che è successo. «Many Men» è il documento sonoro di quel periodo.
Il pezzo gira su una base bassa, quasi ipnotica, con un loop che non si risolve mai — rimane sospeso, in attesa. A 162 BPM dovrebbe correre, invece pesa. È quella combinazione strana tra energia fisica e clima funebre che rende il brano difficile da ignorare: il corpo risponde al ritmo, la testa rimane bloccata sul testo.
Quello che colpisce di più è il tono. Non c’è rabbia nel modo in cui canta la sua sopravvivenza — c’è qualcosa di più freddo. «Lord I don’t cry no more / I don’t look to the sky no more»: uno che ha smesso di chiedere, non per forza, ma perché ha capito che nessuno risponde. Quella piattezza vocale è la cosa più inquietante del pezzo, più di qualsiasi dettaglio biografico.
Non è nostalgia del pericolo. È qualcuno che ci ha vissuto dentro e ne ha fatto una canzone — e la differenza si sente.
Scheda tecnica
- Durata
- 4:16
- Tempo
- 162
- Produttori
- Eminem, Steve King, Digga
- Album
- Get Rich or Die Tryin'
- Anno
- 2003
- Etichetta
- Interscope Records
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