FSK SATELLITE
domenica 4 ottobre 2026 · 3 min
Un collettivo nato a Venosa, provincia di Potenza, che nel 2019 fa il disco trap italiano più sfacciato e più provinciale insieme. Diciotto tracce, quasi tutte sotto i tre minuti, e un finale che non c'entra niente col resto — per fortuna.
Venosa, provincia di Potenza. Il collettivo si forma lì nel 2017, e questo dettaglio sposta tutto: perché quando senti FSK Trapshit Revenge, la prima cosa che ti arriva è una postura da grande città — Atlanta filtrata Milano — e invece sotto c’è il sud interno, un paese che non compare nelle mappe della trap italiana. Sapendolo, certi vanti suonano diversi. Non sono la cronaca di qualcosa: sono la costruzione di qualcosa che non esiste ancora.
Il disco parte male apposta. «BLA BLA» dura poco più di due minuti e fa esattamente quello che annuncia il titolo: chiacchiera, flexa, si avvita su sé stesso. Poi arriva «ANSIA NO» e capisci il meccanismo dell’album — la negazione come scudo. L’ansia c’è, ovviamente, e il pezzo serve a dirle di no a voce alta. chiello ci mette quel timbro strozzato, quasi lamentoso, che due anni dopo diventerà tutta la sua carriera da solista; qui invece lo usa per sporcare le strofe di Taxi B e Sapobully, che vanno di piatto, di scansione secca, di autotune usato come smalto e non come strumento.
La sequenza è veloce per scelta: diciotto tracce e quasi nessuna supera i tre minuti. «CAMOSCIO» è l’eccezione che fa respirare la prima metà, e «CAPI DELLA TRAP» con Guè è il momento in cui il disco chiede l’investitura — e la ottiene, ma la cosa interessante è che l’ospite non surclassa nessuno, si adatta al passo dei tre. Il pezzo centrale della prima parte però è «FRAGOLA EROINA»: tre minuti e mezzo, il più lungo del lotto, dove il beat si assottiglia fino a quasi sparire e resta un giro di synth che sembra un carillon scordato. È lì che il disco smette di fare il duro per quattro misure. Poi riprende con «PIÙ DI UN KILO» e fa finta di niente.
La seconda parte è più sfacciata e più divertente. «4L» con Rosa Chemical è una delle poche volte in cui un featuring porta davvero un’altra temperatura: la voce entra e strattona il pezzo in un’altra direzione, più bugiarda, più camp. «LA PROVA DEL CUOCO» è un titolo da meme che regge grazie al basso, che si muove su tre note e non si schioda mai. «MELISSA P» gioca con il riferimento e lo svuota — tipico di questo disco, che prende un nome, ne usa il suono, e butta via il significato. «CANOTTIERA WHITE» e «ABBIAMO» sono le due più corte, e stanno lì come intervalli: un minuto e quaranta, dentro-fuori, nessuna pretesa.
E poi «PICKUP» con DAYTONA KK, quasi tre minuti, in chiusura. È il pezzo più pieno del disco, e per una volta i tre non sembrano difendersi da niente.
Quello che resta, a distanza, non sono le barre — che sono quello che sono, a tratti pigre. È il tono. FSK Trapshit Revenge è un disco che non chiede permesso e non si scusa mai, e nel 2019 italiano questo era raro: la trap nostrana stava già diventando educata, arrangiata, da classifica. Questo no. Suona come tre ragazzi che si sono chiusi in una stanza e hanno deciso che il resto del paese non esisteva.
Non è un disco che amo in ogni traccia — anzi, la prima metà la salterei volentieri a tratti. Ma è coerente fino alla sfacciataggine, e ha il coraggio di essere brutto quando gli serve. Preferisco questo a dieci dischi lisci.
Scheda tecnica
- Durata
- 46:04
- tracce
- 18
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