Calcutta
domenica 13 settembre 2026 · 3 min
Undici tracce in trentasei minuti, pubblicate tutte insieme dieci giorni dopo l'annuncio. Relax è il disco in cui Calcutta smette di rincorrere l'inno e si mette a limare i dettagli — con qualche pezzo che scivola via e una seconda metà che tiene.
Un ghiacciolo. Basta il titolo della nona traccia per capire in che zona di memoria lavora questo disco: il bar sotto casa, l’estate già finita, il freddo in bocca che dura tre minuti e poi non c’è più niente da tenere in mano tranne un bastoncino. Calcutta scrive da sempre così, per oggetti piccoli e spostati di lato, e qui la cosa è più evidente che altrove.
Relax esce il 20 ottobre 2023 per Bomba Dischi, quarto album in studio di Edoardo D’Erme, classe 1989, di Latina. La cosa che mi sembra più interessante del modo in cui è arrivato: annunciato con dieci giorni di anticipo, pubblicato intero, senza la trafila di singoli spalmati su otto mesi. Ventiquattro ore prima, i testi erano usciti in un video ASMR su YouTube, sussurrati da una ragazza. Nel 2023, in mezzo alla valanga dei singoli a fettine, un gesto del genere è una presa di posizione — «relax» non è solo un titolo, è un’istruzione su come stare al mondo mentre tutti corrono.
Il disco dura 35:56 e non c’è grasso. «Coro» apre in due minuti e mezzo e stabilisce il registro: voce mixata addosso, quasi parlata, le consonanti che arrivano prima delle note. Poi «Giro con te» e «Controtempo» fanno il lavoro del pop leggero — e qui, lo dico, il disco mi scivola un po’ tra le dita: sono pezzi che funzionano ma che non si aggrappano. «2minuti» è un piccolo scherzo sul disco stesso: si chiama così e ne dura tre e mezzo, come se il tempo dichiarato non tornasse mai con quello vissuto. «Tutti» è il pezzo più lungo, quattro minuti e dieci, ed è anche il centro emotivo — la canzone su cui il disco appoggia il peso.
Poi arriva «Intermezzo3»: quarantasei secondi che spezzano l’album esattamente in due. È un respiro, un reset, e sposta tutto quello che viene dopo. Perché la seconda metà è un’altra cosa. «SSD» è il pezzo più lungo insieme a «Tutti» e il più sfarinato negli arrangiamenti, i synth che si sfaldano invece di reggere l’accordo. «Loneliness» dura due minuti e trentanove ed è l’unico titolo in inglese in un disco tutto italiano — una parola che gli italiani usano per non dire «solitudine», che suona peggio. «Preoccuparmi» e «Ghiaccioli» sono, per me, i due pezzi migliori: quelli in cui la voce smette di fare la cosa carina e si limita a dire, sottovoce, quello che ha da dire. E «Allegria…», che chiude, ha i puntini di sospensione nel titolo. Non è un dettaglio: è la dichiarazione che il disco non intende concludersi. L’allegria resta appesa, con la coda che non finisce.
Calcutta cita Battisti, Dalla, Luca Carboni, Caetano Veloso, e si sente soprattutto nel modo in cui il ritornello viene ripetuto fino a consumarsi, fino a diventare suono e non più frase. È la tecnica di chi ha capito che una parola detta undici volte cambia significato all’undicesima.
Non è il disco che ti mette in tasca l’inno da cantare in cinquemila come faceva ai tempi di Mainstream. E secondo me è un guadagno, non una perdita: qui c’è qualcuno che ha smesso di rincorrere il pezzo grosso e si è messo a limare i bordi. La prima metà mi convince meno della seconda — lo scrivo e mi accorgo che non è del tutto vero, perché «Tutti» sta nella prima metà ed è il cuore. Comunque: un disco che sceglie il tono basso e ci resta, anche quando avrebbe potuto alzare la voce. Pochi hanno quella disciplina.
Scheda tecnica
- Anno
- 2023
- Etichetta
- Bomba Dischi
- Durata
- 35:56
- tracce
- 11
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