The Script
venerdì 14 agosto 2026 · 2 min
Settimana scarsa. I The Script tornano con un album su BMG e io non ho molto da aggiungere.
Settimana di metà agosto, e si sente. Le uscite sono poche, il caldo fa il suo lavoro, e quello che arriva non mi ha dato granché su cui fermarmi.
I The Script pubblicano “The User’s Guide to Being Human” per BMG — il settimo album in studio per il gruppo irlandese, attivi dal 2001. Ventiquattro anni di carriera, sei album alle spalle, e il titolo promette una di quelle riflessioni esistenziali che Danny O’Donoghue ha sempre cercato di infilare nel loro pop-rock da stadio. Il problema è che dopo un paio di ascolti non ho trovato un momento che mi abbia fatto alzare la testa. La produzione è levigata, ogni cosa è al suo posto — troppo al suo posto. C’è quella pulizia tipica dei loro dischi dove ogni strumento sembra passato attraverso tre strati di compressione prima di arrivarti all’orecchio: le chitarre non graffiano mai, la batteria colpisce sempre esattamente dove te l’aspetti, la voce sta sopra a tutto senza mai rischiare niente.
C’è un passaggio nel disco — non ricordo nemmeno in quale traccia, il che già dice qualcosa — dove il piano resta da solo per qualche battuta prima che rientri tutto il resto. Per un attimo respiri. Poi la produzione si richiude addosso al brano come una coperta troppo pesante d’estate, e torni a quel suono che i The Script fanno da sempre: grande, rotondo, progettato per non disturbare nessuno. A me disturba proprio quello — l’assenza totale di spigoli. In ventiquattro anni non hanno mai sbagliato un disco nel senso che non ne hanno mai fatto uno davvero scomodo, uno che ti costringesse a decidere se stare dalla loro parte o no.
Non è un disco brutto. È un disco che esiste, che suonerà nelle playlist da palestra e nei centri commerciali, e che tra sei mesi non ricorderò di aver ascoltato. Magari è colpa mia, magari è colpa di agosto. Ma se devo essere onesto — e qui devo esserlo — questa settimana non ho trovato niente che valesse davvero il tempo di un pezzo lungo. Meglio dirlo che riempire righe per dovere.
La prossima settimana si torna, sperando che settembre porti qualcosa che faccia male nel modo giusto.
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