Aaron May
giovedì 27 agosto 2026 · 2 min
Un titolo rubato a uno scandalo di Future, trasformato in qualcosa di completamente diverso da un rapper di Houston che nel 2019 aveva diciotto anni.
C’è qualcosa di preciso nel gesto di prendere una frase — una risposta secca, quasi crudele, mandata da Future a una ragazza lasciata sola in un hotel a Los Angeles — e trasformarla nel titolo di un pezzo che sembra voler dire l’esatto contrario. Non rifiuto, non distanza. Qualcosa di più vicino alla leggerezza ritrovata.
Aaron May viene da Houston, aveva diciotto anni quando ha pubblicato l’EP «Chase» nel 2019, e si sente. Non nel senso che suona acerbo — si sente nel senso che c’è ancora qualcosa di non calcolato nel modo in cui costruisce le frasi, una certa urgenza che non ha ancora imparato a nascondere. Il paragone con J. Cole che circola ovunque non è sbagliato: c’è la stessa tendenza a tenere il flow aderente al beat senza mai sedersi del tutto, a lasciare spazio tra una sillaba e l’altra come se la parola successiva dovesse avere il suo posto.
Quello che colpisce nel pezzo è la valenza emotiva altissima rispetto all’energia contenuta — 130 BPM ma non si corre, si cammina con intenzione, e c’è un momento nella strofa in cui il flow si allarga proprio dove ci si aspetterebbe che si stringa, come se stesse sorridendo a qualcosa che non vuole spiegare. È lì che il titolo smette di essere un riferimento a uno scandalo e diventa una dichiarazione: sto bene, davvero, non sto performando.
Non è un pezzo che ti cambia la vita. È un pezzo che ti accompagna nel tragitto giusto, e a volte è esattamente quello che serve.
Scheda tecnica
- Durata
- 2:14
- Tempo
- 130
- Album
- I'm Good Luv, Enjoy.
- Anno
- 2019
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