Cover dell'album 44.DELUXE di bnkr44
#078 ◆ Album della settimana

Un disco ascoltato a fondo questa settimana

bnkr44 — 44.DELUXE

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bnkr44

domenica 26 luglio 2026 · 3 min

Trentun minuti e sette voci che si accavallano: il primo disco del collettivo di Empoli corre più di quanto sappia dove andare. E in quella fretta c'è quasi tutto quello che mi interessa di loro.

Trentun minuti. Li misuri col corpo prima che con l’orologio: quando arriva l’ultima traccia hai ancora il fiato corto del primo ritornello, come se qualcuno avesse tolto le pause tra un pezzo e l’altro. 44.DELUXE non ti fa sedere. Ed è la cosa più onesta che fa.

La produzione sta tutta in un equilibrio precario tra due cose che di solito non si parlano: strumentali elettroniche da trap — hi-hat fitti, bassi corti, riverberi larghi — e ritornelli che invece vengono dritti dal pop, cantati con l’autotune spinto fino al punto in cui la voce diventa uno strumento a corda. In «Luci», che apre, le voci di Piccolo e Caph si accavallano senza gerarchia: nessuno è il frontman, e si sente che è una scelta, non un incidente. «Temporale» arriva subito dopo e fa la cosa opposta — asciuga, lascia il beat quasi nudo sotto quattro persone che si passano la palla. Poi «Troppe caramelle» e «Sabbia» tengono il registro alto per un po’ troppo tempo, e qui il disco mostra la corda: è una raccolta di roba uscita tra il 2019 e il 2020, messa insieme per Bomba Dischi, e la sequenza a volte lo tradisce.

O forse no. Forse il punto è proprio quello. «Non riciclo +» dura cinquantotto secondi e funziona da respiro, «Storia infinita» un minuto e venti, «Trash Talker 2» un minuto e mezzo: il disco è costruito a schegge, e le schegge hanno senso solo se non le raddrizzi. Il momento in cui me ne sono convinto è «Aquiloni», dove il ritornello sale e poi si ferma a metà, come se avessero deciso che insistere sarebbe stato volgare.

I testi sono quello che ti aspetti da sette ragazzi di Empoli che si sono messi insieme nel 2019: amori che finiscono male, notti che finiscono peggio, un’autoironia che serve a non dire le cose. Non c’è profondità, non la cercano. Quello che c’è — e questo mi interessa molto di più — è un modo di stare insieme dentro una canzone. In «Disordine» entra Fares e cambia il peso del pezzo senza chiedere permesso. In «Finale strano», quattro minuti e dodici, ci sono tutti e sette: Lil Kvneki, Piccolo, Faster, Caph, JXN, Erin, Fares. È la traccia più lunga del disco e la sola in cui l’idea di collettivo smette di essere un’etichetta e diventa una forma.

Mi ha fermato per questo. Non perché sia un disco riuscito — non lo è del tutto, ha almeno tre pezzi che avrei tagliato e un uso dell’autotune che dopo venti minuti comincia a stancare. Mi ha fermato perché nel 2020, in Italia, quasi nessuno faceva musica così: senza capo, senza costruzione di un personaggio, con sette persone che si contendono lo stesso microfono e nessuna che vince.

44.DELUXE è un disco acerbo che non prova a sembrare maturo. Dopo un po’ di anni, questa mi sembra la sua qualità più rara.

Scheda tecnica

Anno
2020
Etichetta
Puro Srls
Durata
31:24
tracce
13
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